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Un problema tanto frequente quanto fastidioso è la presenza di pixel difettosi o, nel peggiore dei casi, bruciati sul monitor del computer.

Si tratta di un inconveniente piuttosto frequente negli schermi LCD (Liquid Cristal Display) poiché, questo tipo di schermi, sfruttano le proprietà ottiche di un particolare liquido organico, inserito tra due superfici vetrose che sono provviste di una sottile pellicola che, per mezzo di una complessa tecnologia, generano un campo elettrico sul liquido.

Il pannello del monitor è interamente costituito di pixel, ovvero minuscoli puntini che compongono le immagini che osservi sul tuo schermo. Può capitare che alcuni di questi pixel appaiano colorati o neri, come intervenire?

Bisogna innanzitutto fare una distinzione tra pixel danneggiati, che appaiono di un colore diverso da quello che dovrebbero avere e pixel bruciati o morti del tutto, che risultano ormai completamente neri.

Purtroppo non c’è possibilità di eliminare i pixel neri, ma per quanto riguarda quelli che presentano un colore fisso ci sono buone possibilità di successo.

Per individuare i pixel bruciati o difettosi su un monitor può essere utile ricorrere ad appositi software e servizi online del tutto gratuiti.

Ma un’ulteriore soluzione da provare può essere un intervento manuale.

Ad esempio, si può spegnere il monitor e passare con un panno sullo schermo nella zona dei pixel difettosi. Mentre si continua a tenere premuto (sempre delicatamente), si può riaccendere il computer e a quel punto si smette di premere.
Lo scopo è quello di rimettere in circolo il liquido attraverso la pressione esercitata.

Soluzioni del genere potrebbero risolvere il problema solo in parte. In ogni caso, il consiglio migliore è quello di intervenire tempestivamente quando si scorgono sul proprio monitor puntini neri e/o colorati, non aspettando che la “macchia” si allarghi danneggiando irreparabilmente il tuo schermo.

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Quando in famiglia si utilizzano più dispositivi elettronici contemporaneamente, per i quali è richiesta la connessione wi-fi, è necessario che quest’ultima sia abbastanza potente da raggiungere tutti gli angoli della casa, per soddisfare tutti in maniera ottimale.

In caso contrario, esistono due sostanziali alternative per rimediare al problema: una più economica, meno stabile ma comunque valida (Wi-Fi Extender) e un’altra più innovativa, anche se più costosa (Powerline).

 –Wi-Fi Extender
Sono dei dispositivi che fungono da ripetitori del segnale: essi vanno alimentati tramite una presa di corrente, si collegano al Wi-Fi del router di casa (quindi sono Wireless, non c’è bisogno di far passare cavi ethernet, fare fori nelle pareti o altre scocciature del genere) e si comportano da antenne per estendere il segnale Wi-Fi.
Tali dispositivi vanno collegati in una presa di corrente a metà strada tra il router e la “zona d’ombra”, ovvero la stanza non coperta dal segnale Wi-Fi.
L’installazione di un dispositivo del genere è molto semplice e solitamente, seguendo il manuale di istruzioni si riesce a configurare facilmente.

-Powerline
La soluzione economica mostrata prima ha due problemi principali: per prima cosa bisogna disporre di una presa in un punto intermedio tra il router e la zona d’ombra, in più, estendendo il segnale tramite Wi-Fi, può capitare che il segnale Wi-Fi non sia costantemente stabile.
Per risolvere questo tipo di problemi, è consigliabile acquistare un Powerline, che come detto, costa solitamente di più di un Extender Wi-Fi, ma garantisce una stabilità maggiore in quanto estende la linea Wi-Fi sfruttando l’impianto elettrico di casa per far passare il segnale.
Solitamente è formato da due elementi: la prima unità (che chiameremo base) va alimentata tramite una prese di corrente (è preferibile inserirla direttamente nella presa di corrente, senza utilizzare doppie prese o ciabatte che possono influire negativamente sul segnale) e collegata al router tramite cavo Ethernet.
La seconda unità, che chiameremo satellitesarà invece quella che effettivamente utilizzeremo per collegare i nostri dispositivi, e dovrà essere sempre alimentata da una presa di corrente che si dovrà trovare proprio nella zona d’ombra, nel nostro caso nella stanza della casa dove il segnale Wi-Fi non arriva.
L’unità satellite, dopo un’installazione solitamente molto semplice, opererà trasferendo i dati attraverso l’impianto elettrico di casa, connettendosi automaticamente all’unità base che è collegata via cavo al router.
In pratica è come se avessimo fatto passare il cavo nelle pareti di casa, laddove ci sono i cavi elettrici, senza distruggere nessuna parete. 

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L’utilizzo del computer è entrato a far parte della nostra routine quotidiana, complice lo smart working sempre più diffuso, e la didattica a distanza che costringe gli studenti a seguire le lezioni online.

Può capitare quindi, che se più persone sono connesse alla stessa linea fissa, la “velocità” della connessione diminuisce.
Le pagine web vengono caricate molto più lentamente, si impiega un tempo maggiore per scaricare file dalla rete, o ancora, videoconferenze disturbate o interrotte.

Molti operatori di telecomunicazione a tal proposito, promettono una linea veloce fino a 100 Mbit/s che dovrebbe essere più che sufficiente per reggere diverse videoconferenze in contemporanea tra vari individui della stessa famiglia.

Tuttavia è necessario assicurarsi che sia realmente così: come fare?
Innanzitutto, a prescindere dallo strumento che utilizzerai per verificare la velocità di connessione, devi sapere che alti valori in download (velocità di scaricamento dei dati) e upload (velocità di caricamento dei dati) sono segni contraddistintivi di buone performance.

Il ping (vale a dire la latenza), invece, deve avere un valore basso. Avendo una latenza più bassa, infatti, si hanno delle prestazioni migliori nei giochi online e in tutte quelle applicazioni in cui i tempi di risposta dei server rivestono un ruolo fondamentale.

Per verificare la velocità di connessione, il metodo più veloce e pratico è sicuramente l’utilizzo dello  Speedtest.
Si tratta di uno dei servizi di misurazione della velocità della connessione Internet più famosi e completi disponibili in Rete. È gratuito, estremamente accurato e facile da usare anche per gli utenti alle prime armi. Può essere utilizzato non solo su PC, dove basta avere qualsiasi browser, ma anche su smartphone.

Non riesci a farlo da solo? Ci pensiamo noi! Grazie alla connessione in remoto, i nostri tecnici hanno la possibilità di connettersi direttamente con il tuo pc, agendo in maniera TEMPESTIVA, EFFICACE e SICURA!

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Soprattutto in questo periodo, computer, tablet e cellulari fanno sempre più parte della nostra quotidianità. Basta pensare allo smart working o alla didattica a distanza, per cui è necessario utilizzare questi dispositivi per diverse ore, tutti i giorni.

Per questo motivo, nasce la necessità di attenuare lo sforzo che fanno i nostri occhi davanti al PC e proteggerli dalla luce del monitor, che può provocare affaticamento ocularespasmi muscolari all’occhio, occhi rossi e bruciore agli occhi a fine giornata.

Ci sono dei piccoli accorgimenti utili che possono aiutarci:

1) Corretta illuminazione

Quando si utilizza un computer, l’illuminazione dell’ambiente deve essere inferiore di circa la metà di quella che normalmente si dovrebbe avere in un ufficio. Bisogna quindi eliminare fonti di luci esterne e interne, chiudere tende o persiane, usare meno lampadine o tubi oppure utilizzare lampade a bassa intensità, in modo da non causare tensione oculare. Conviene anche posizionare il monitor del computer in modo che le finestre siano di lato, invece che di fronte o dietro. Anche l’illuminazione artificiale può causare disagio se è troppo luminosa, quindi mai esagerare nella stanza in cui si utilizza il computer.

2) Ridurre al minimo i riflessi

I riflessi sullo schermo del computer possono causare affaticamento agli occhi, quindi cercare di diminuirli coprendo le finestre ed anche usando occhiali da computer.

3) Sostituire il monitor vecchio

Se abbiamo un monitor da diversi anni, è meglio cambiarlo poiché quelli più nuovi offrono migliore qualità delle immagini e nella gestione della luce blu, che è quella che più affatica la vista. Inoltre i monitor più vecchi possono soffrire di sfarfallio delle immagini, che sia se si fa notare sia se è impercettibile, è una delle principali cause di affaticamento degli occhi del computer. Sul nuovo monitor, selezionare la massima risoluzione possibile ed ingrandire le scritte e gli elementi del desktop.

4) Regolare le impostazioni dello schermo del computer

I monitor moderni hanno un pannello di comandi per configurare la visualizzazione e regolare la luminosità, il contrasto e la temperatura del colore. In generale, la luminosità dello schermo deve essere la stessa dell’ambiente circostante. Bisogna sempre diminuire la luce blu, e promuovere quella sui toni dell’ arancione o rosso.

5) Battere gli occhi spesso

Sbattere gli occhi è molto importante quando si lavora al computer, per prevenire la secchezza e l’irritazione. Quando si lavora a un computer, si tende a sbattere le palpebre molto meno frequentemente,quindi è importante ricordarsi di farlo.

6) Fare pause programmate ed esercizi con gli occhi

Per ridurre il rischio di affaticamento degli occhi la regola è quella di distogliere lo sguardo dal computer almeno ogni 20 minuti e guardare un oggetto lontano per almeno 20 secondi. Un altro esercizio è quello di guardare lontano un oggetto per 10-15 secondi, poi guardare qualcosa da vicino per 10-15 secondi. Poi guardare di nuovo quello lontano e cosi via per 10 volte. Così facendo, si riduce il rischio di bloccare la capacità di messa a fuoco gli occhi dopo il lavoro al computer prolungato.

7) Sistemare la scrivania da lavoro

Chi lavora al PC ed ha a che fare anche con i documenti di carta, deve usare una lampada da tavolo per tenere sui fogli una luminosità identica a quello dello schermo del PC, assicurandosi che la luce non colpisca gli occhi o il monitor.

8) Comprare occhiali da PC per proteggere gli occhi

Gli occhiali da PC sono quelli con le lenti gialle antiriflesso e risultano molto efficaci sia per lavorare tante ore sia per giocare.

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Uno dei problemi più comuni che riguardano i computer, è la classica schermata blu, denominato anche errore irreversibile, che può verificarsi se il problema comporta l’arresto o il riavvio imprevisto del computer.

La schermata blu è infatti solitamente accompagnata da un messaggio che indica il verificarsi di un problema e che il PC deve essere riavviato.

La maggior parte delle schermate blu sono causate dal conflitto dei driver hardware, o dal fatto che sono difettosi o ancora di una memoria RAM con problemi.

I tipi di errori più frequenti hanno questi codici:

  • DRIVER_IRQL_NOT_LESS_OR_EQUAL, generalmente causato da un driver di periferica sbagliato, ossia da un dispositivo esterno collegato al PC che non sta funzionando oppure da un driver da aggiornare. Questo è il tipo di errore più comune per lo schermo blu.
  • PAGE_FAULT_IN_NONPAGED_AREA è un altro tipo di errore legato alla presenza di un dispositivo hardware aggiunto di recente interno al computer o esterno via USB. Bisognerebbe quindi provare a rifare il collegamento ed a reinstallare il pezzo o il dispositivo. Questo tipo di errore può anche essere provocato da un difetto della memoria RAM.
  • NTFS_FILE_SYSTEM è un errore molto grave che ci indica un problema sul disco. Bisognerà quindi provvedere a eseguire il programma di scandisk per il controllo errori disco e provvedere a salvare i dati importanti prima che sia troppo tardi. Una soluzione, se l’errore si ripete spesso, è quella di sostituire il disco.
  • DATA_BUS_ERROR è un errore provocato sicuramente dalla RAM che può essere difettosa, mal messa o incompatibile con la scheda madre. La memoria RAM è la principale causa dei blocchi Windows con schermata blu e, probabilmente, cambiarla risolverebbe il problema. Prima però di procedere alla sostituzione, bisogna verificare che la RAM sia danneggiata.
  • MACHINE_CHECK_EXCEPTION indica un problema grave sulla CPU o sull’alimentatore.
  • INACCESSIBLE_BOOT_DEVICE dice che Windows non riesce ad accedere al disco di avvio, che può dipendere da un hard disk degradato oppure anche da un virus.
  • HAL_INITIALIZATION_FAILED è un errore causato da problemi hardware o di driver.
  • SYSTEM_SERVICE_EXCEPTION, è uno degli errori del Kernel che portano il PC a riavviarsi.

Non c’è nessuna protezione al cento per cento contro i bluescreen, perché gli errori interni possono verificarsi senza alcuna colpa da parte dell’utente. Questo può accadere a causa di un aggiornamento o hardware difettosi, che si verificano senza l’intervento dell’utente. Tuttavia con alcune strategie è possibile evitare la perdita di dati importanti e ridurre la possibilità di imbattersi in una schermata blu. Vediamo qui di seguito quali:

  • Eseguire il backup dei dati e dei documenti. Poiché i bluescreen sono solitamente sintomo di un hardware difettoso (compreso il disco rigido), è necessario eseguire regolarmente il backup di tutti i dati importanti su un disco rigido esterno. L’archiviazione dei backup su dischi di memoria esterni o su cloud contribuisce a ridurre al minimo l’impatto di potenziali guasti di sistema. Il modo più veloce per farlo è quello di utilizzare lo strumento di backup dei dati di Windows: andate su “Pannello di controllo” e nella tab “Sistema e sicurezza” fate clic su “Effettuare un backup del computer” (Windows 10: “Backup e ripristino”). È quindi possibile creare un file di backup con le impostazioni consigliate o personalizzate mettendo i dati al sicuro su un disco rigido a vostra scelta (ad esempio un disco rigido esterno).
  • Mantenete aggiornati la versione di Windows e i driver del dispositivo e del sistema. Solitamente si aggiornano da soli e solo di rado un aggiornamento con errori può portare alla schermata blu. In generale, però, gli aggiornamenti sono altamente consigliati per evitare problemi di compatibilità.
  • Utilizzate un software antivirus aggiornato con uno scanner attivo e/o un firewall per proteggere da virus, malware, ecc. In alcuni casi questi programmi dannosi causano guasti critici del sistema che portano Windows a rispondere con una schermata blu. Ci sono stati anche casi in cui software maligni hanno simulato un bluescreen ingannanando l’utente e attirandolo in una truffa di denaro.
  • Mantenete il PC pulito e in ordine. Controllate se la ventola funziona indisturbata. Lasciate il PC spento quando non viene utilizzato. Disinstallate il software di cui non avete bisogno e tenere d’occhio i processi in background. Non cliccate su link sospetti su Internet e scaricate file solamente da fonti attendibili. Una gestione accorta del vostro computer ne prolungherà notevolmente l’aspettativa di vita e ridurrà la possibilità di errori di sistema e quindi di schermate blu di errore.
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Si sente spesso parlare di virus e di malware, tuttavia questi due termini non hanno proprio lo stesso significato.

Un malware è un particolare programma per il PC progettato con il solo scopo di arrecare danni a chi lo utilizza. Precedentemente, la diffusione del malware avveniva solamente attraverso i cosiddetti floppy disk mentre al giorno d’oggi avviene quasi sempre attraverso Internet, o pen drive USB.
In base al comportamento del malware, è possibile distinguere diverse macro categorie:

  • la prima categoria riguarda quelli che per poter essere eseguiti necessitano di un appropriato programma ospite. In questa categoria si trovano, ad esempio, i comuni virus, i trojan e le cosiddette backdoor;
  • la seconda categoria riguarda invece quelli che per poter essere eseguiti non hanno bisogno di alcun programma ospite, per cui si tratta di malware del tutto autonomi. In questa seconda categoria si trovano, ad esempio, i worm, gli zombie, nonché i pericolosi rootkit.

Un virus, è dunque un particolare tipo di malware progettato appositamente per replicarsi infettando altri file del computer. In circolazione esistono comunque diverse tipologie di virus ma in generale diciamo che se ne possono distinguere cinque in particolare:

  1. la prima tipologia è quella che infetta un file eseguibile con il solo scopo di attivarsi non appena questo verrà eseguito;
  2. la seconda tipologia si insinua nella memoria RAM del computer, in maniera tale da infettare ogni altro programma che prima o poi verrà eseguito;
  3. la terza tipologia infetta invece il settore di avvio dell’hard disk, con l’intento di attivarsi non appena verrà avviato il sistema operativo che si trova su quel PC. In questo modo il virus in questione sarà già in esecuzione ancor prima di un eventuale antivirus. Proprio per questo motivo alcune volte capita di ritrovarsi l’antivirus completamente bloccato;
  4. la quarta tipologia è strutturata in maniera tale da far credere sia al sistema operativo che all’antivirus di turno che i suoi file sono innocui, cosicché possa disarmarne tutte le protezioni esistenti. Non a caso questi virus vengono chiamati virus furtivi;
  5. la quinta ed ultima tipologia modifica infine il suo codice in fase di riproduzione, creando così una copia differente dalla precedente ad ogni nuova evoluzione. Questa particolare tipologia di virus viene definita, per l’appunto, virus polimorfo.

Al giorno d’oggi, quindi, avere un buon antivirus per il PC è di vitale importanza. A questo, però, per scongiurare ogni possibile minaccia, bisognerebbe quanto meno affiancare, oltre ad un efficace firewall, anche un buon anti malware.

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Per chi lavora quotidianamente con un computer portatile c’è un aspetto che ha particolare importanza: l’autonomia del pc.

L’autonomia della batteria del laptop tende a diminuire costantemente nel corso del tempo, a prescindere dal tipo di batteria presente sul nostro notebook. Sui portatili al momento vengono usati quasi sempre o le batterie agli ioni di litio o le batterie ai polimeri di litio.

Ogni batteria al litio, ha dei cicli finiti di carica e scarica. Questo significa che una volta raggiunto o superato il numero massimo di ricariche inizieremo ad assistere a una riduzione dell’efficienza della batteria del nostro computer.

Una corretta gestione dei cicli di carica e scarica della batteria consentirà di allungarne la vita ed evitare che l’autonomia si riduca notevolmente dopo pochi mesi di utilizzo.

Il calore è tra le cause principali della degradazione e quindi della scarsa durata. Temperature oltre i 30 gradi centigradi, infatti, fanno sì che i legami chimici tra gli ioni di litio si deteriorino in fretta e si rompano, limitando così la capacità di carica dell’accumulatore. La produzione di calore, però, è anche uno degli “effetti secondari” della ricarica delle batterie: insomma, più a lungo si ricaricano le batterie, più si corre il rischio di ridurne l’aspettativa di vita.

Nonostante gli sforzi in questo senso, non esiste un’indicazione unica e univoca se si possa tenere il computer costantemente sotto carica mentre si lavora o si gioca. Ogni produttore, infatti, fornisce indicazioni più o meno differenti sul comportamento da tenere: alcuni affermano che non è necessario rimuovere il caricatore anche una volta raggiunto il livello di carica desiderato; altri, invece, consigliano di staccare la spina della corrente una volta che la batteria è carica a sufficienza.
Nel caso in cui si decidesse di tenere la batteria costantemente sotto carica, verificate che la temperatura ambientale non sia elevata e i sistemi di dissipazione del calore del PC funzionino alla perfezione. Se, invece, si sceglie di togliere la batteria è necessario accertarsi che sia carica all’incirca del 50%: valori più elevati o più bassi potrebbero comprometterne definitivamente il funzionamento.

 

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Lasciare il PC acceso anche quando non lo si utilizza (ad esempio di notte) è di solito un errore. Si consuma energia, si mette sotto stress il PC e si diminuisce la vita delle componenti interne. Spegnere il computer è, infatti, un’operazione fondamentale per il suo corretto funzionamento, poiché permette al sistema operativo di finalizzare alcune operazioni, principalmente aggiornamenti e installazioni di programmi, driver o altro.
Questa semplice azione può risolvere anche problemi che si sono presentati temporaneamente: bug, malfunzionamenti, errori all’avvio, perché ogni singolo componente viene riavviato partendo dal suo stato iniziale. Inoltre avviene anche una pulizia della memoria temporanea e vengono chiusi alcuni programmi magari ancora attivi in background.

Nello specifico, nel momento in cui si arresta il sistema, vengono mandati dei segnali ai programmi e servizi aperti, di fermare le azioni in corso e prepararsi allo spegnimento. Questo è necessario per interrompere eventuali operazioni di lettura e scrittura sul vostro disco, aggiornamenti, o modifiche a chiavi di registro. Windows quindi inizia una sequenza di salvataggio dello stato delle operazioni in corso o che si ha appena terminato al fine di proteggere i dati e l’integrità del dispositivo stesso.

Tuttavia, anche spegnere e accendere il PC più volte durante il giorno è dannoso per le componenti interne e ne diminuisce la durata. Se si fa un utilizzo continuativo del computer durante la giornata, invece di accenderlo e spegnerlo per 3-4 volte in un giorno, è preferibile tenerlo attivo anche se non lo si utilizza.

Un’alternativa allo spegnimento del PC è l’ibernazione o sospensione. Si tratta di due modalità che permettono di spegnere il PC, ma di tenere attivi alcuni processi. Quale delle due modalità è preferibile utilizzare? Sicuramente la sospensione che tiene il PC in uno stato di “dormiveglia” e non crea problemi quando si decide di riaccenderlo.

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Non riuscire a stampare un documento perché la stampante collegata al nostro computer risulta offline, è uno dei problemi più comuni, ed è sempre una grande scocciatura. Oggi quindi vi illustriamo alcune semplici procedure che possono essere utili nella risoluzione del problema.

Per risolvere il problema, per prima cosa dobbiamo verificare se la nostra stampante è effettivamente offline o se il problema che ci impedisce di stampare ha a che fare con altro. Anche se può apparire una cosa piuttosto banale, non scordiamo ad esempio di controllare che la stampante sia effettivamente collegata: se utilizziamo un cavo, controlliamo che sia connesso e che non sia danneggiato; se utilizziamo la connessione wireless, controlliamo che il Wi-Fi sia acceso e funzionante.

Se effettivamente le connessioni sono a posto, allora iniziamo a cercare il problema all’interno di Windows. Qualsiasi sia la versione del sistema operativo che stiamo usando, basterà per prima cosa accedere al Pannello di controllo dal menu “Start”. Una volta fatto, dovremo scegliere la voce “Dispositivi e stampanti”, che solitamente si trova all’interno della categoria “hardware e suoni”. Ci troveremo così davanti alle icone di tutte le apparecchiature esterne che sono collegate al nostro PC. Potremmo accorgerci a questo punto che la stampante risulta “spenta”, cioè i colori della sua icona sono opachi e non pieni e brillanti come quelli delle altre apparecchiature in funzione. Questo significa appunto che la stampante è offline.

A questo punto clicchiamo con il tasto destro del mouse sull’icona della stampante e quindi clicchiamo con il tasto sinistro su “Visualizza stampa in corso”. Nella nuova finestra che si apre andiamo su “Stampante”, in alto a sinistra all’interno del menu orizzontale. Qui bisogna controllare che non siano spuntate le voci “Sospendi stampa” e “Usa stampante offline”. Se lo fossero, rimuoviamo le spunte: probabilmente ora la nostra stampante riprenderà regolarmente a funzionare.

 

Ma che fare se invece non c’è nessuna spunta o se comunque la stampante non ne vuole sapere di ripartire?

A questo punto clicchiamo nuovamente con il tasto destro del mouse sull’icona della stampante all’interno del pannello di controllo e clicchiamo quindi su “Risoluzione dei problemi”. Questa funzione farà un check delle impostazioni eventualmente da aggiornare e automaticamente risolverà i problemi che possono essere ancora presenti all’interno del pannello di controllo della stampante.

Se anche a seguito di questo passaggio, la stampante continuasse a rimanere offline, allora il passaggio successivo è quello di verificare lo stato della nostra rete. Per fare questo dobbiamo cliccare sull’icona che contraddistingue l’accesso alla rete, presente in basso a destra all’interno della barra di windows. All’interno della finestra che si aprirà, dobbiamo cercare nel menù a sinistra dove modificare le “Impostazioni di condivisione”.

Questo controllo è particolarmente utile nel caso si sia recentemente intervenuti sulla rete o sulla connessione che si sta utilizzando. Una volta aperta la finestra che mostra le opzioni di condivisione, è indispensabile che siano selezionate le voci “Attiva individuazione di rete” e “Attiva condivisione file e stampanti”. Queste impostazioni sono indispensabili affinché il PC possa individuare e utilizzare la stampante collegata in rete.

Nel caso in cui ancora la stampante risulti ancora offline, occorre diventare un po’ più tecnici per individuare il problema. Prima di decidere definitivamente di disinstallare e reinstallare la stampante per azzerare le impostazioni, c’è un ultimo controllo che va fatto. Si tratta di verificare lo spooler di stampa, il sistema di gestione della connessione di rete di una stampante. Questo si configura automaticamente nel momento in cui si installa la stampante. Ma può capitare che le cose vadano fuori posto, soprattutto a seguito di altri interventi sul PC. Per cui si tratta di un passaggio da verificare nel caso in cui il problema di connessione della stampante non si stato sin qui risolto.

Per iniziare dobbiamo digitare “servizi” nella barra di ricerca presente all’interno del menù “Start di Windows”. Cliccando quindi sul risultato di ricerca corrispondente, accederemo al pannello dove sono presenti tutte le funzioni servizi del computer. Qui scorriamo fino a trovare la voce “Spooler di stampa” e quindi clicchiamo per aprire la finestra di dialogo. Bisogna a questo punto verificare che l’avvio dello spooler di stampa sia impostato su “Automatico” e che il tasto “Avvia” sia premuto. Talvolta può succedere che queste impostazioni si inceppino, per cui si può procedere allo sblocco cliccando su “Interrompi” e quindi nuovamente su “Avvia”.

Infine, l’ultimo passaggio che possiamo compiere in autonomia, se nuovamente non abbiamo ottenuto esito positivo, è quello di disinstallare la stampante per installarla nuovamente. Possiamo in questo caso scegliere di fare un primo tentativo disinstallando la stampante, ma non i suoi driver. Ma probabilmente a questo punto conviene optare per un’operazione più radicale, che veda anche la rimozione dei driver, che saranno comunque installati di nuovo in seguito.

La scelta più rapida e sicura rimane sicuramente quella di affidarsi a tecnici esperti in grado di individuare velocemente il problema e intervenire tempestivamente. Scegli la comodità e l’efficacia dell’assistenza in remoto di SosPcOnline!

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Nella vita privata e nelle aziende generiamo continuamente informazioni: foto, fatture, disegni, messaggi, password, e configurazioni.

La perdita di una di queste informazioni importanti può creare non solo un danno affettivo, m anche economico.

Ma quali sono i casi in cui possiamo imbatterci in questo problema?

  1. I dispositivi su cui memorizziamo le informazioni: si rompono; ci vengono sottratti (furto); vengono distrutti.
  2. Errori manuali che comportano la cancellazione o la modifica delle informazioni;
  3. Le informazioni vengono manomesse volutamente da esterni (cryptovirus).

L’unico rimedio al rischio di perdita delle informazioni è fare il backup, cioè una copia delle stesse informazioni. Tale pratica è ancora poco frequente sia nelle aziende sia nella vita privata, tanto che la maggior parte di noi spesso decide di fare il backup solo dopo il primo episodio di perdita di informazioni. Tuttavia, la frequenza del backup dovrebbe essere proporzionale alla frequenza delle modifiche che vengono apportate alle informazioni.

Per capire come impostare una corretta procedura è necessario mappare e inventariare dispositivi e processi. La classificazione, infatti, aiuta a valutare i rischi e a capire come impostare le attività di archiviazione nel modo più utile e funzionale ai file da presidiare. Le organizzazioni devono innanzitutto chiedersi:

  • quali e quanti dati bisogna memorizzare;
  • dove risiedono i dati primari e dove risiederanno i dati duplicati;
  • in che modo e con che tecnologie i dati devono essere ridondati;
  • in quanto tempo è possibile recuperare i dati backuppati.

I backup acquisiscono e sincronizzano l’esatta fotografia della condizione di un sistema informativo, utilizzata per riportare un sistema allo stato precedente l’evento malevolo. L’obiettivo? Garantire un recupero rapido e affidabile dei dati in caso di necessità; il processo di recupero è noto come ripristino dei file.

Per integrare i backup completi settimanali, le aziende in genere pianificano una serie di processi di backup fatti secondo un criterio completo, differenziale o incrementale. Ecco le differenze:

Backup completo

Fare un backup completo significa attivare un processo che, ex novo, duplica completamente un intero set di dati. Sebbene sia considerato il metodo di backup più affidabile, l’esecuzione di un backup completo non solo richiede molto tempo ma impone di avere a disposizione un numero elevato di dischi (o di nastri). La maggior parte delle organizzazioni esegue periodicamente backup completi.

Backup incrementale

Fare un backup incrementale significa generare una replica soltanto di ciò che è stato modificato rispetto all’ultimo backup. Un backup incrementale, dunque, può essere generato in seguito a un backup completo (o anche in seguito a un backup incrementale). La replica si va ad aggiungere così al nuovo file di backup. Con questo sistema, in sintesi, offre un’alternativa ai backup completi eseguendo il backup solo dei dati che sono stati modificati dall’ultimo backup completo. Lo svantaggio è che un ripristino completo richiede più tempo se una copia di backup dei dati basata su incrementali viene utilizzata per il ripristino.

Backup differenziale

Un backup differenziale è simile a un backup incrementale ma, in questo caso, quello che viene salvato sono tutti i dati che sono stati modificati dall’ultimo backup completo. A differenza del backup incrementale, che salverà tutti i cambiamenti avvenuti dall’ultimo backup (sia esso completo o incrementale), il backup differenziale confronterà sempre i cambiamenti rispetto all’ultimo backup completo e salverà le differenze. Richiede senz’altro più spazio di un backup incrementale, ma consente di fare un ripristino completo che si verifica più rapidamente richiedendo solo l’ultimo backup completo e l’ultimo backup differenziale.